Non guardate al domani ma al dopodomani

Aldo Moro e Peppino Impastato, due giganti, due icone della nostra storia, due uomini che hanno pagato con la loro vita un impegno verso le Istituzioni e la società civile; il primo, uno Statista che cercò di riflettere profondamente sul ruolo del cittadino nella democrazia, proponendo una concezione di Stato fondata sul pluralismo, che lo avrebbe portato a essere il primo grande assertore di un movimento di centro-sinistra, modernamente inteso; il secondo, un giornalista che ha duramente combattuto la Mafia, da lui definita una “montagna di merda”, e anche un attivista, che pensava al ”comunismo” non come una libera scelta intellettuale o una vocazione artistica, ma una necessità materiale e psicologica.

 

Ricordiamo oggi le loro storie, diverse, lontane ma che improvvisamente vengono a incontrarsi in un punto preciso del tempo, il giorno della loro morte, avvenuto a poche ore di distanza, in contesti completamente diversi, il 9 maggio del 1978, e lo facciamo con due significative citazioni: la prima di Moro, è ricavata dalle sue lettere scritte durante la prigionia e oggi, grazie alla colaborazione tra Wikisource e Archivio di Stato di Roma, disponibili qui; la seconda di Impastato, è una poesia breve, quasi un haiku, che riflette sulla condizione umana, perennemente sospesa tra un presente illegibile, come avvolto dalla nebbia, e un futuro oscuro.

 

 

«Siate indipendenti. Non guardate al domani, ma al dopo domani.»

Passeggio per i campi
con il cuore sospeso
nel sole.
Il pensiero,
avvolto a spirale,
ricerca il cuore
della nebbia.

Buona democrazia a tutti!