Argo #2

Costruita su note personali, questa rubrica quindicinale ragiona insieme ai suoi lettori su un progetto di futuro da affidare a una “nuova generazione di Argonauti“, pronti a salpare ancora una volta alla ricerca del “vello d’oro”.

“I read the news today, oh boy” (Ho letto le notizie oggi, oh ragazzi), è così che comincia “A Day in the Life” dei Beatles.

Le notizie hanno portato alla ribalta anche la nostra città, nell’estate che volge al termine. Almeno due abbastanza eclatanti: partecipazione sì, partecipazione no di Adriano Sofri al Terracina Book Festival e conclusiva rinuncia degli organizzatori; poi i colpi sparati da un fucile ad aria compressa da quattro giovani ad un indiano in bicicletta.

Sofri è stato ed è ospite in eventi letterari di diverse città, con il suo libro su Kafka ma a Terracina si esce dalla “normalità” di un paese civile. Nella vicenda delle fucilate, al contrario, si è prontamente “plagiati” dalla deriva razzista e violenta, da mesi di tiro al bersaglio.
Ma, in Argo, la riflessione che voglio proporvi riguarda ciò che sta accadendo – archetipo della migliore tradizione terracinese – nell’indifferenza di tutti, e cioè la realizzazione di un “Monumento” alla memoria del Maggiore Gabriele Orlandi, notoriamente vittima di un incidente aereo davanti la spiaggia di Terracina, il 24 settembre 2017. Decisione presa dall’Amministrazione comunale con deliberazione n. 98 del 23.05.2018 – da leggere, non occorre poi molto, sono in tutto una decina di righe.

Se non si scherza con i “santi” – tutt’al più con i fanti – figurarsi con i “Monumenti”. Nella Valle, a ridosso dell’Appia, nel 329 a.C., i romani fondarono una colonia. Ai lati della strada sono ancora visibili cisterne, sepolcri ed edicole votive. Successivamente tale zona è stata individuata con diversi toponimi, tra i quali “I Monumenti”, a segnalare il valore del luogo e la rispondenza con il divenire di una comunità. Piazza Garibaldi, ospita il Monumento ai caduti della prima guerra mondiale, a memoria dei concittadini caduti per la Patria. Nella città ci sono strade che ricordano eventi storici tragici (da via Fosse Ardeatine a Largo Martiri delle Foibe) ovvero strade che ricordano morti innocenti (da Padre Biagio a Bachelet, da Dino Savelli ad Aldo Moro). Eventi collegati alla storia nazionale del Paese e alla storia locale, simboli tutti di sacrificio per il bene comune.

Sul lungomare perse la vita nel 1969, durante una tappa del Giro d’Italia, un bambino di undici anni, Giancarlo Manzi: una morte prematura, causata dal cedimento di una tribuna, forse poco sicura, realizzata dal Comune.

Non meritava, allora, quel ragazzo nessun “onore” eppure era già parte della comunità; solo dopo 43 anni ha “meritato” un risarcimento morale (intitolazione di una scuola elementare).

Per cosa “il Comandante Orlandi è divenuto parte della nostra comunità” (come si legge nella deliberazione di Giunta), tanto da ritenere necessario un “monumento alla memoria”? Francamente, non riesco a capirlo.

Ci sono anche perplessità sulla deliberazione di giunta. L’auspicio è che l’Amministrazione possa ripensarci, nonostante il sopralluogo sul lungomare, guidato in prima persona dal sindaco, la settimana passata. Nell’attesa facciamoci bastare “A Day in the Life”.

ARGO nasce da un’idea di
Armando Cittarelli