Una vergogna impossibile da dimenticare: le leggi razziali

Sono passati 80 anni dall’emanazione del Regio Decreto 1390 del 5 settembre 1938 con le quali, il Fascismo, dava seguito alle teorie del c.d. “Manifesto della razza” pubblicato per la prima volta ufficialmente  sul numero uno della rivista “La difesa della razza”, il 5 agosto 1938, a firma di 10 scienziati italiani (Businco, Cipriani, Donaggio, Franzi, Landra, Pende, Ricci, Savorgnan, Visco, Zavattari).

Lo stesso Benito Mussolini, sul palco di Trieste il 18.09.1938 spiegava le ragioni dei provvedimenti:

” Nei riguardi della politica interna, il problema di scottante attualità è quello razziale, e in relazione con la conquista dell’Impero, poiché la storia ci insegna che gli imperi si conquistano con le armi ma si tengono con il prestigio, occorre una chiara, severa coscienza razziale che stabilisca non soltanto delle differenze ma delle superiorità nettissime. Il problema ebraico è dunque un aspetto di questo fenomeno.

La nostra posizione è stata determinata da questa incontestabilità dei fatti. L’ebraismo mondiale è stato, durante i sedici anni, malgrado la nostra politica, un nemico inconciliabile del partito. Tuttavia, gli ebrei di cittadinanza italiana, i quali abbiano indiscutibilmente meriti militari e civili nei confronti dell’Italia e del Regime, troveranno comprensione e giustizia. In quanto agli altri, seguirà una politica di separazione. Alla fine, il mondo dovrà forse stupirsi, più della nostra generosità che del nostro rigore, a meno che, i nemici di altre frontiere e quelli dell’interno e sopratutto i loro improvvisati e inattesi amici, che da troppe cattedre li difendono, non ci costringano a mutare radicalmente cammino.”

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Nei mesi successivi e fino al 1940, il regime fascista emano anche diversi altri provvedimenti ( leggi, ordinanze, circolari) atti ad affermare la superiorità della razza italica, rispetto alle altre etnie e soprattutto a quella ebraica.

I provvedimenti in sintesi impedivano:

il divieto di matrimonio tra italiani ed ebrei, il divieto per gli ebrei di avere alle proprie dipendenze domestici di razza ariana, il divieto per tutte le pubbliche amministrazioni e per le società private di carattere pubblicistico – come banche e assicurazioni – di avere alle proprie dipendenze ebrei, il divieto di trasferirsi in Italia a ebrei stranieri, la revoca della cittadinanza italianaconcessa a ebrei stranieri in data posteriore al 1919, il divieto di svolgere la professione di notaio e di giornalista e forti limitazioni per tutte le cosiddette professioni intellettuali, il divieto di iscrizione dei ragazzi ebrei – che non fossero convertiti al cattolicesimo e che non vivessero in zone in cui i ragazzi ebrei erano troppo pochi per istituire scuole ebraiche – nelle scuole pubbliche, il divieto per le scuole medie di assumere come libri di testo opere alla cui redazione avesse partecipato in qualche modo un ebreo. Fu inoltre disposta la creazione di scuole – a cura delle comunità ebraiche – specifiche per ragazzi ebrei. Gli insegnanti ebrei avrebbero potuto lavorare solo in quelle scuole.

Molti scienziati e intellettuali del tempo, colpiti dai provvedimenti restrittivi, decisero di lasciare il paese e molti altri, invece, rimasero in italia pur spogliati della propria cattedra.

              

Le leggi razziali fondavano il loro convincimento sul principio della difesa della razza italica, ovvero di quella razza storicamente ariana e diversa dagli altri popoli, per ragioni biologiche, che doveva essere difesa da eventuali “incroci con qualsiasi razza extra-europea portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà ariana”.

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Le leggi razziali, che anticiparono la tragedia della Shoah, furono abrogate con i regi decreti 25 e 26 del 20 gennaio 1944 e rappresentano una delle pagine peggiori e più vergognose della nostra storia contemporanea.