Argo #6

Costruita su note personali, questa rubrica quindicinale ragiona insieme ai suoi lettori su un progetto di futuro da affidare a una “nuova generazione di Argonauti“, pronti a salpare ancora una volta alla ricerca del “vello d’oro”.

Il 29 ottobre, da oggi in poi, sarà come il 4 settembre.

Sono pochi i luoghi di una città che sono emblema del tempo che li attraversa, e che rappresentano tendenze, comportamenti sociali e trasformazioni del costume come del tessuto economico. Il Viale della Vittoria, a Terracina, è tra questi. Luoghi che quando il tempo ha il volto di una natura ritenuta matrigna, subiscono in prima fila ogni affronto, come fossero scelti dal destino, per colpire tutti, una comunità intera, senza distinzione.

Il Viale (come semplicemente chiamato nel gergo quotidiano) è stato realizzato per la prima volta dai prigionieri austriaci della Grande Guerra. “Hanno sbancato orti e vigneti fino alla spiaggia”. Sono poche le immagini che documentano quella fatica e l’opera di posizionamento a dimora degli alberi.

Oggi, la distruzione, è raccontata in mille scatti sui social, compresa la passeggiata delle istituzioni più “alte”. Una misura dei “tempi”, della rincorsa di quattro generazioni attraverso il novecento, il secolo “breve”.

Ma quel che vedo, mentre si recupera il salvabile e si fa “pulizia” dei danni, senza dimenticare le vite perdute e coloro che portano ferite materiali e psichiche; quel che vedo è la possibilità umana di affrontare la vita e una nuova bellezza nello spazio tornato mite e luminoso come di un altro inizio, quando il tempo trasforma i sentimenti, dolorosi e inquieti, in una nuova rinascita.

Anche un pensiero mi agita, tra quel che c’è ancora e quel ch’è andato disperso per sempre: forse, non è mai cominciata davvero la storia di questa città.

ARGO nasce da un’idea di
Armando Cittarelli