Argo #7

Costruita su note personali, questa rubrica quindicinale ragiona insieme ai suoi lettori su un progetto di futuro da affidare a una “nuova generazione di Argonauti“, pronti a salpare ancora una volta alla ricerca del “vello d’oro”.

La giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Questo 25 novembre – giornata internazionale contro la violenza sulle donne – meglio non poteva presentarsi, alla sua vigilia, con il noto fardello di sottovalutazioni e l’epilogo senza appello. Mi riferisco a Silvia, una donna di 39 anni, che aveva deciso di separarsi dal marito, che ha subìto l’incendio della casa e l’uccisione del figlio.

“C’è bisogno di una donna…” cantano Thegiornalisti. Per troppi uomini tale bisogno diventa piuttosto “possesso” e “proprietà”.

Ad oggi sono 3.100 le donne uccise dal 2000, nel nostro paese. Il 45 per cento di loro avevano denunciato i loro assassini. Inascoltate dalle istituzioni, perché oltre 4 denunce su dieci presentate da donne contro mariti, ex e partner violenti, vengono archiviate.

Fabio Roia, magistrato, tra i maggiori esperti, ha detto in una intervista che il rischio di sottovalutazione deriva da una mancanza di preparazione dei giudici, i quali trattano gli autori di violenze domestiche con gli stessi parametri utilizzati per gli altri imputati, senza tener conto, invece, della loro specificità, della loro capacità di manipolazione.

Sento di aggiungere come ci sia, nella società, anche una rimozione o perlomeno una incapacità di riconoscere la differenza esistente tra uomo e donna. Sono i tempi che equiparano il maschile e il femminile, in una operazione di “uniformità” nei comportamenti, nel linguaggio, nel costume.

Gli uomini capiscono del mondo femminile unicamente ciò che per natura a loro non è concesso. Ne hanno fatto un impianto ideologico (“…dove hanno inserito la donna come generatrice, madre dei loro figli, prostituta per le loro soddisfazioni sessuali e, a sentire Lévi-Strauss, il più grande antropologo del ‘900, come merce di scambio nei loro traffici.” ) che governa ancora la mentalità maschile.

Ed è da questa subordinazione che le donne vogliono fuggire.

ARGO nasce da un’idea di
Armando Cittarelli

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