Argo #11

Costruita su note personali, questa rubrica quindicinale ragiona insieme ai suoi lettori su un progetto di futuro da affidare a una “nuova generazione di Argonauti“, pronti a salpare ancora una volta alla ricerca del “vello d’oro”.

Nell’organizzazione concreta, nel passaggio alla fase di esecuzione, si rendono evidenti e tangibili il “pensiero”, le idee ed i valori che spingono i cittadini – come nel caso del quale mi occuperò in questa nota – a far politica.

Mi riferisco ad una assemblea pubblica del 19 gennaio u.s., dove è stato reso noto la nascita di un non meglio precisato “Polo Civico”.

Quando si realizzano poli o liste civiche, c’è qualcosa di problematico nel rapporto fra politica e città (il caso di Latina è quello a noi più vicino).

E’vero che sono questi i tempi in cui la politica, le istituzioni paiono svuotate, stanche, mentre i cittadini avvertono che la propria condizione, la condizione delle proprie vite, passi altrove e che la politica sia incapace di governare forze e processi, in cui le sfide globali sembrano eventi naturali, non politici, in una continua emergenza.

Sono tempi in cui la politica sembra spezzettarsi in tante vicende personali o di gruppo.

Quest’ultima considerazione mi pare pertinente rispetto ai primi passi del novello “Polo Civico”. Una operazione di camuffamento di personaggi locali logori e impresentabili ovvero di arrivismi più o meno spregiudicati e palesi.

E’ anche vero che queste azioni civiche, quelle fatte sul serio e che partono dall’entusiasmo o dalla disperazione dei cittadini di fronte al degrado delle proprie città, nascono dalla debolezza della politica.

Allora, è giusto smascherare le “operazioni” civiche, siano esse evidenti ovvero in fase di “preparazione”, come lascia intendere l’abbandono di due consiglieri dal gruppo del PD, ma è anche giusto interrogarsi sulla complessa e variabile combinazione di ragione e passione, di processi e progetti che chiamiamo politica e della sua trasformazione, per rendere ancora possibile una società migliore da costruire insieme.

Davvero, riportare la politica dove è nata qualche millennio addietro: nella città.

ARGO nasce da un’idea di
Armando Cittarelli