Il Bilancio ed un sguardo alla città. Incontro con la stampa.

Dopo l’approvazione del Bilancio preventivo 2019, verso il quale ci siamo espressi con un voto consiliare contrario, motivandolo con l’intervento della consigliera, Valentina Berti, abbiamo incontrato la stampa per approfondire le ragioni del nostro voto e per fare il punto della situazione sulla città.

Rispetto al Bilancio, il nostro voto contrario non riguarda solo gli aspetti formali (mancato rispetto dei termini imposti dalla legge e dal Regolamento di Bilancio di cui si è dotato questo comune negli anni passati) ma investe soprattutto il metodo di formazione ed i contenuti dello stesso.

Dal punto di vista del metodo, lamentiamo l’assenza di una idea moderna di Governance, ovvero di quel modello amministrativo che attiene alla gestione del potere pubblico come il risultato dell’interazione di più soggetti tra loro, governativi e non.

In questo senso, un esempio moderno di Governance è proprio quello del Bilancio partecipato, che permette ai cittadini una reale e concreta partecipazione e determinazione di alcune delle più importanti scelte amministrative della propria città.

A Terracina, questo modello è del tutto assente. A testimoniarlo,  basta vedere il mancato recepimento delle note, dei documenti o delle proposte di agenda 21 oppure l’assenza di un confronto con le associazioni, i sindacati, le associazioni di categoria ed i comitati di quartiere. Al contrario, invece, non mancano i numerosi delegati del Sindaco (11 consiglieri su 24 totali) spesso operanti e debordanti rispetto al potere al loro concesso con buona pace delle sempre più svilite funzioni consiliari.

In questa situazione è chiaro come si percepisca l’assenza totale di una visione di insieme che poteva essere garantita qualora si fosse messo in campo, ad esempio, un reale e concreto “Piano strategico di sviluppo sostenibile” della città. In questo caso, avremmo avuto sicuramente più chiara la strategia, ma anche gli obiettivi, le priorità, le entrate e le spese del bilancio arginando quel fenomeno preoccupante di fratture territoriali, sociali, economiche, generazionali e culturali che da tempo stanno impoverendo la Terracina e con se i propri cittadini.

In questo quadro di penuria del metodo si inseriscono poi i diversi temi amministrativi alcuni dei quali ci sembra importante evidenziare.

In primo luogo, rispetto all’assetto del Territorio, un “Piano strutturale comunale” non viene neppure ipotizzato.

Con esso si potrebbero evitare nuove espansioni e favorire completamenti, riqualificare aree urbane e centri storici della città, disegnare nuove connessioni tra aree centrali e quartieri periferici attraverso una puntuale definizione delle reti infrastrutturali e dei servizi ai cittadini. Pensiamo, ad esempio, allo stato del quartiere Calcatore, ormai da quasi due decenni privo di reti infrastrutturali e dei servizi pubblici previsti nel piano di sviluppo (due scuole, un teatro, gli uffici pubblici, il palazzetto dell sport, il verde pubblico); ma anche del Borgo dove sono stati recentemente chiusi gli uffici dell’anagrafe e degli altri quartieri periferici della città sempre più isolati e privi di connessione con il centro cittadino.

Sulla cultura, al di la della sottolineatura del ruolo strategico, non troviamo quasi nulla realizzato. Lo stesso ruolo dell’Ente in tema di eventi non è percepibile come autonomo e definito.

Per facilitare le nostre osservazioni ci rifacciamo al Documento predisposto da Agenda 21 nel mese di Novembre e rimasto quasi del tutto inascoltato.

Agenda 21 promuove la definizione di un “Piano generale per la tutela, la promozione, la valorizzazione, la gestione, la fruizione e lo sviluppo dei beni culturali e per la realizzazione di un sistema integrato delle strutture, degli spazi, dei luoghi, dei servizi e delle attività per la cultura, per il turismo culturale e per Terracina città d’arte”. Evidenzia  ben 31 criticità e oltre 15 proposte da realizzare.

A tutto ciò, va aggiunto anche lo stesso ruolo della Fondazione che, annunciata come svolta epocale dal Sindaco, all’interno di un quadro di insieme mancante finisce per vedere quasi del tutto svilita la sua missione.

Sullo sviluppo sostenibile rimane chiaro il mancato progetto organizzativo della città.

Pensiamo, ad esempio, al tema dei trasporti che ancora non hanno risolto il problema della Stazione di Terracina e prima ancora quello del Monte Cucca, dove la Regione ha finanziato ben 4 milioni di euro per la sua messa in sicurezza ed i lavori devono ancora iniziare. Allo stesso modo, pensiamo all'”Hub dei trasporti”, ridotto a due pensiline di attesa e privo dei servizi necessari, anche di sicurezza, al viaggiatore. Infine, pensiamo al ritardo quinquennale di approvazione del PUMS, quale strumento necessario per definire l’integrazione tra il sistema di mobilità urbana con gli obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Infine, sulle politiche sociali.

Ogni anno nel Dup si annuncia l’obiettivo di realizzare un nuovo “Piano dei servizi sociali” senza però indicare né il percorso né il modello prescelto.

A nostro avviso, il Welfare dovrebbe essere imperniato sulla centralità della persona nella sua comunità e sulla sua partecipazione attiva, sulla conoscenza reale dei mutamenti sociali e del bisogno ed, infine, sul ruolo del terzo settore.

In tale ultimo caso, forse non ci si rende conto che, con la Legge Regionale n.11 del 2016, c.d. Legge Visini, che recepisce la Legge n.328 del 2000, e l’approvazione del nuovo “Piano Sociale Regionale”, lo scenario è già mutato. Le risorse destinate, la capacità di progettare, la programmazione su scala distrettuale, sono già ora le chiavi per affermare un nuovo Welfare.

In questo quadro si inserisce anche l’evidente assenza di una strategia per i giovani della città dove non esiste, ad esempio, un “Piano locale giovani”, fondato sul coinvolgimento dei giovani nelle scelte di progettazione e riqualificazione degli spazi urbani di socialità, di inclusione, di creatività giovanile, di accesso agevolato ai consumi culturali, di pratica sportiva e dei trasporti.

In conclusione, quindi, non possiamo che rimarcare le gravi criticità di cui soffre la nostra città ormai da diversi anni quale conseguenza di una carenza strutturale e programmatica dei diversi bilanci sin qui approvati dal centrodestra locale.

L’assenza di una visione politica e di una strategia di sviluppo che organizza e disciplina qualunque intervento stanno penalizzando lo sviluppo economico e socio-culturale di Terracina.

Tutto ciò, spinge verso l’urgente necessità di un nuovo percorso politico diverso da quello messo in campo sinora dal centro destra e volto a sostituire l’attuale modello fatto di slogan, annunci, e spot elettorali su interventi di tipo ordinario, con quello della pianificazione, della programmazione e della progettazione politica entro il quale rivedere le nuove linee di sviluppo e di crescita ordinata della città.

Il Partito Democratico.