Argo #19

Il fatto.

L’albero secolare situato nella zona dell’ex Squero, nei giorni scorsi, è stato prima “mutilato” e, quindi, rimosso, nell’indifferenza e nel silenzio delle istituzioni ed uffici comunali, pur sollecitati da qualche cittadino sui social e da qualche associazione ambientalista. Ancora non sono arrivati chiarimenti e risposte, un assordante silenzio a cominciare dal competente assessore all’ambiente.

Prima. La selvaggia capitozzatura che ha preceduto il taglio definitivo.
Foto WWF litorale pontino 2019

C’è qualcosa di contorto e profondamente sbagliato in una comunità che si veste a festa per l’intitolazione di uno spazio urbano ad un proprio cittadino meritevole e che subisce – infine nello stesso luogo – una mutilazione del genere. Davvero siamo alla riduzione della “natura” a semplice materia prima.

Questo tempo è quello della tecnica che ha cambiato la nostra percezione, per cui, ricordando le riflessioni di Heidegger, un fiume ci porta a considerarne lo sfruttamento per produrre energia elettrica, il bosco al legname che ne possiamo estrarre, un paesaggio alle risorse nascoste nel sottosuolo…

L’albero dello Squero è stato così sacrificato a qualche meta da realizzare, ad un uso “profittevole” dello spazio.

Non è fuori misura tale esempio e si iscrive nel rapporto più generale che l’uomo e la sua cultura hanno con la natura.

Dopo. Rasatura finale e scempio di albero secolare.
Foto WWF litorale pontino 2019

Quando l’uomo preso dalla realizzazione del suo tempo – orientato al raggiungimento di una meta, in una rigida correlazione tra mezzi e scopi – dimentica il tempo ciclico della natura, e, quindi, desertifica le foreste, non contrasta i gas serra e il riscaldamento della Terra, l’inquinamento dei mari, l’estinzione di specie animali, dentro una temporalità di una generazione incurante delle generazioni future.

Eppure questa città ha conosciuto recentemente alcune delle conseguenze derivanti dalla distanza tra il tempo dell’uomo e il tempo della natura.

Se l’azione dal basso – auspicabile, visto il silenzio delle istituzioni – per promuovere iniziative alle soglie di un processo irreversibile di distruzione della Terra, è quella di tacere, quando qualcuno senza motivo abbatte alberi, non rimane che costatare la resa incondizionata di una comunità agli affari e agli interessi di pochi.

ARGO nasce da un’idea di
Armando Cittarelli