Argo #29 – Terracina, una città al bivio

Il bivio.

La nostra città è divisa in due. Da una parte la città nuova, lungo la costa, i suoi Borghi e le periferie, e dall’altra, stretta sul colle e verso il mare di levante, la città storica. Con la bonificazione integrale degli anni trenta, si concluse – almeno in termini quantitativi – il continuo flusso migratorio che aveva caratterizzato i secoli precedenti, delle popolazioni dei territori limitrofi, per le quali funzionavano da fattore “attrattivo” le potenzialità offerte dalla palude.

Una città che agli inizi degli anni settanta è cambiata radicalmente, rispetto a come l’avevamo conosciuta dalla sua storia.

Allora, in dieci anni, dal sessanta al settanta, si costruirono il doppio di case che in duemila anni. Fu costruita un’altra città, ma non solo dal punto di vista edilizio e degli spazi. Terracina divenne un’altra città in tutti i sensi.

Cambiò la sua base produttiva, legata all’agricoltura, soppiantata dall’espansione edilizia e del suo indotto. Divenne, poi, una città di commercianti, di artigiani, di professionisti: un ceto medio dinamico e ambizioso. Dalla villeggiatura si passò ad un sempre più esteso turismo di massa, ad una progressiva diffusione dell’automobile ed il consumo di beni durevoli quali il frigorifero, il televisore. L’agricoltura, con un minor numero di occupati, si specializzava e si meccanizzava.

Una fiducia forte nello sviluppo prese un po’ tutti, al bivio di una strada che aveva direzioni diverse: fu quella la “frontiera” che scelsero i nostri padri, la generazione adulta uscita dalle distruzioni della guerra e che realizzò il nostro domestico “boom” economico.

Ma, come sappiamo, non furono solo rose e fiori.

Il centro storico alto fu abbandonato (agli inizi degli anni settanta contava poco più di mille abitanti), nel decennio ’70-’80, vennero realizzate tante case quante nel decennio precedente. Un notevole consumo di suolo che nessuno potrà restituirci.

C’è stato un periodo negli anni novanta – otto anni di amministrazione del centrosinistra – durante il quale si è affrontato il tema del governo del territorio e della necessità di una nuova direzione dello sviluppo, a partire dal centro storico e dalle periferie. Un periodo troppo breve, e il quasi ventennio del centrodestra ha fermato la città. Oggi Terracina è la città di nessuno, dove in tanti sono diventati più poveri e poche famiglie si sono arricchite: sono cresciute disparità sociali, economiche e culturali.

La scelta.

Dobbiamo esser coscienti di essere di nuovo ad un bivio, proprio come le generazioni del dopoguerra.

Cosa fare, verso quale frontiera indicare la direzione di marcia? Io penso che la nostra frontiera” non può non avere i colori e le ragioni dei giovani che lottano contro i cambiamenti climatici, non può non avere l’obiettivo di un nuovo sviluppo legato alla tutela dei beni naturali e culturali. Una nuova “frontiera” che parli il linguaggio della sostenibilità ecologica, economica e sociale.

ARGO nasce da un’idea di
Armando Cittarelli