Argo #34

Identità e Territorio

Non sbagliamo nell’affermare che più di altri, per noi italiani, la storia e i processi economici, sociali e culturali, hanno a che fare con il “territorio”. E se volessimo cercare un esempio, non ci sarebbe bisogno d’andar lontano, noi, qui in questo luogo chiamato Terracina, sappiamo da sempre quel che significa un territorio, un paesaggio. Anche se troppo spesso non siamo stati capaci – e continuiamo in questo – di esserne all’altezza .

Qui, a che punto siamo? La pandemia sta obbligando le città, rispetto al loro tessuto sociale ed economico – dalle imprese turistiche, alle attività produttive e commerciali, dalla scuola, alla fruizione del tempo libero – ad organizzarsi, a ripensare il loro modo di essere. Ciò vale, senz’altro, con urgenza sul breve periodo. Ma, una classe politica diversa, sarebbe capace di un Piano complessivo, di una “idea” per cogliere l’occasione e – nella collaborazione con i cittadini – provare ad un salto di qualità, un miglioramento generale.

La città contemporanea, Serena Vicari Haddock, il Mulino, 2004

“Ogni città si ricrea oggi una propria identità”, (La città contemporanea, Serena V. Haddock). Laddove si sia formata una classe dirigente – non solo politica – capace di leggere le trasformazioni sociali e culturali e, pertanto, di elaborare un progetto diffuso di ridefinizione, anche degli aspetti particolari della sua comunità.

Qui, nemmeno l’ombra. Anzi, l’Amministrazione comunale e le forze politiche che la sostengono, fanno retromarcia, come nel caso dell’ordinanza sulla plastica, già sospesa una prima volta (troppo sotto le elezioni europee?), ed ancora rinviata “per dare la possibilità alle attività di somministrazione, chiuse per due mesi a causa dell’emergenza sanitaria, di poter smaltire le giacenze di stoviglie e contenitori plastici monouso presenti nei loro magazzini“ (dal comunicato del sindaco facente funzioni Roberta Tintari).

Argomentazioni di una banalità disarmante, alle quali sarebbe anche troppo facile controbattere per esempio con una semplice soluzione, quale quella di risarcire le imprese turistiche delle giacenze che non potrebbero utilizzare. Un piccolo contributo per un grande obiettivo, una politica chiara per un nuovo sviluppo, senza deroghe e tatticismi di sorta.

Nuove sfide: un comune progetto politico.

Qui, è tutto più difficile. Ovvero, gli amministratori sembrano seguire itinerari che nulla hanno a che fare con le urgenze della città, perché sanno che non pagheranno pegno. E’, senza infingimenti, questo il punto. C’è una classe politica che perpetua un sistema di costruzione del consenso che le ha consentito di governare la città da oltre diciotto anni.

Ecco perché non c’è una sede di confronto sull’emergenza. Non sanno cosa farsene. Se potessero, eliminerebbero anche il Consiglio comunale. Ma le forze di opposizione, tutte, a questo stato di cose non possono arrendersi. Non possono venir meno ad un impegno più coerente e forte, unitario, su un radicale progetto di trasformazione della città. Un progetto politico che non può restare nel limbo dei buoni propositi ma sul quale, tutti, siamo chiamati ad impegnarci.

ARGO nasce da un’idea di
Armando Cittarelli