Argo #36. La nuova frontiera

La “nuova frontiera”

Ci sono tante storie, da raccontare. Anche il mondo senza di noi, il mondo che gli scienziati di paesi diversi hanno studiato ed analizzato nel corso della “pandemia”, e che pare star meglio nell’assenza degli “umani”. Non sembra possibile sottrarsi all’ingombrante presenza. Perlomeno, proviamo a star meglio, tutti.

Allora, ci sono storie precise da raccontare e sono quelle che ci riguardano e parlano della nostra città – ch’è, poi, la missione di Argo.

Le settimane trascorse ci hanno consegnato una buona scorta, dal “definanziamento” della pista ciclabile pensile della costa di Levante alla “consegna” del sito archeologico del Tempio di Giove, dal tentativo di violenza su una ragazza in pieno centro alla “querelle” degli arenili, quelli in concessione come le spiagge libere, o all’elenco degli spazi e delle strutture per la cultura abbandonati e chiusi (Castello Frangipane, Torre degli Acso, Favisse, Museo, Auditorium di San Domenico, Chiesa di S. Giovanni,…)….

E’ vero, questi ed altri, sono fatti da sottolineare, spie della perdurante incapacità amministrativa delle Giunte di centrodestra. Ma c’è qualcosa di diverso e di importante che vale la pena raccontare, ed è la storia della Città. Come sta Terracina?

La città reale non vede il futuro, e arranca sul presente.

Eppure sul piano politico si erano realizzate le condizioni di una continuità – il centro destra è al “governo” della città dal 2001. Tanti anni, quasi una generazione. Ma, al di là di proclami al vento, sono mancate politiche concrete di sviluppo e miglioramento della vita dei cittadini. E quel perdurare nell’amministrazione della città, sempre dello stesso blocco politico, invece che un possibile vantaggio nel dispiegamento dell’azione di governo ne ha rappresentato il limite, proprio perché privi di una visione dello sviluppo della città.

Terracina, non può essere la città del novecento, quella “cresciuta” intorno al modello dell’espansione edilizia e del consumo di suolo.

Coloro che per quasi venti anni hanno avuto la possibilità di un dispiegamento di azioni amministrative e di progetti, all’altezza della sfida, hanno mostrato per intero incapacità ed assenza di idee (ciò che resterà di “storico” è il dissesto del Comune).

Non esistono nella vita, così come nell’azione politica, svolte improvvise e decisioni da ultima spiaggia, fino a quando saranno presenti “margini” e possibilità di recupero. Ma tutto questo è ridotto al lumicino e la città non trova più significati e non vede un buon futuro.

Quello di oggi, sia nella situazione generale del Paese, dell’oggettiva necessità di un cambiamento strutturale della società, sia il concreto dipanarsi della nostra storia, di una piccola città di provincia, è un importante snodo, uno spartiacque che non possiamo fallire.

Sul piano politico come sul terreno di una direzione di marcia, per tutta la città, le imprese, i lavoratori, le donne e i giovani, i cittadini tutti.

Uno sviluppo sostenibile, partecipato e governato da soggetti politici, economici e sociali, in una cornice di concertazione “negoziale”. Questa è la nuova frontiera, verso la quale dovremmo muovere i nostri passi e mobilitare le capacità e gli ideali della nostra comunità.

ARGO nasce da un’idea di
Armando Cittarelli