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I Terracinesi

pubblicato il 17 Settembre 2022 da admin

ARGO 56

I Terracinesi

Penso e parlo della mia città – ne scrivo in queste note di Argo dal settembre 2018 – e, quindi, anche dei “terracinesi”,in un discorso che si dipana da decenni.  E sono in buona compagnia.

Tra questi, da ultimo, Luigi Perroni che il 2 settembre, nella giornata d’avvio del Terracina Book Festival, ha presentato il suo primo libro di poesie in dialetto, e che a proposito dei terracinesi ha scritto: <<Ce vonne fa’ passa’ pe na razzaccia, / sante nen zéme, però manche gentaccia>>. Ognuno di noi potrebbe fare un elenco di equivoci, di frasi fatte, di episodi o di affermazioni declinate in tutti i colori e sfumature, in questi ultimi anni anche sui social, quando ci si addentra senza prudenza nel territorio della “terracinesità” – cosa che in verità Luigi Perroni evita, raccontandoci di luoghi, di memorie, in un dialetto “letterario” che è stato quello di Gigi Nofi e di Genesio Cittarelli.

I dialetti sono come le lingue, servono ad unire le persone che li conoscono, con il risultato non desiderato di escludere coloro che non sono in grado di parlarli. Per cui il vero obiettivo è quello, attraverso il rafforzamento della propriaidentità, di comprendere il valore di identità diverse, di praticare la tolleranza quale << …disposizione erotico-mentale che consiste nell’ipotizzare che l’altro abbia un gradiente di verità superiore al mio>> (U. Galimberti), di aprire la possibilità di una comunicazione e riconoscersi.

Quando nella Repubblica, Platone scopre l’esigenza della “città bella”, non si ferma sterilmente a desiderarla e descriverla come un sogno. Al contrario, la sua concreta realizzazione, i passi compiuti nella direzione voluta, rappresentano il métron (la misura) della politica. E il discorso sulla città diventa riflessione sull’uomo quanto sulle idee.

Non possiamo emettere parole definitive sul “tipo” terracinese: questa storia è in gran parte da scrivere. Legata com’è alle “genti” più che ai luoghi. Dove i cittadini assomigliano molto, anche troppo, ai politici che votano, e “…la maggior parte della gente non è abbastanza consapevole della propria vita mentre la vive” (queste ultime parole sicuramente sono state scritte da Elisabeth Strontnel suo romanzo “Olive Kitteridge” – dopo un soggiorno a Terracina).

La politica è “bella”

<<… la politica, mi è stato insegnato, non sono i politici. Ma le scelte che ognuno di noi decide di mettere in pratica o no, nella propria vita quotidiana>>, così nei giorni scorsi Claudia Sarritzu, giovane giornalista, sull’attualità dell’impegno politico e le ragioni del suo voto per il PD.

Gli antichi greci appellavano coloro che non si occupavano di politica con il nome di idiotes, parola che significava persona isolata, senza relazioni e ossessionata dai piccoli problemi domestici. Quel che significa oggi non ha bisogno di spiegazioni.

Quindi, il messaggio – che potrà sembrare aggressivo o semplicemente ironico – è tutto qui, nel provare a non essere idiota – terracinese o no.

 

Armando Cittarelli




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